Penetro l'essenza dell'ombra: la luce

Come ho creato le fondamenta delle canzoni dell'Opera The Poiesis?

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Quando ∑ophy (Nello Mangiameli) mi chiese di musicare questi testi da lui scritti, li lessi e da un lato mi identificai nei contenuti delle canzoni che corrispondevano ai tratti salienti del mio percorso formativo in Sigmasofia; dall’altro, sentii profondo disagio, in quanto mi sembrava inizialmente impossibile trasformare quei testi così asimmetricamente complessi in canto armonico. Provando e riprovando, sentii che stava emergendo un cantato che richiedeva rilassamento, concentrazione-meditazione dinamica: il modo più congeniale per vivere The Poiesis

Cantando le canzoni autopoietiche nel modo indicato, quotidianamente, come un mantra, per anni, ho scoperto maggiormente che cosa sia l’immediata disidentificazione da altri stati Io-somatici, anche distonici. 

In tal senso, per me, The Poiesis è remissione di discrasie, è autorigenerazione, che può condurre a forme di beatitudine, di estasi

Dopo aver cantato, provo le medesime sensazioni vissute durante una meditazione profonda, disteso al suolo. I convenzionali riferimenti spazio-temporali vanno in remissione ed ho la sensazione di essere sospeso in un’atmosfera densa, percepisco ciò che mi circonda con una estensione differente, resto lucidamente ipnotizzato dal silenzio-suono che ne scaturisce.

L’Opera The Poiesis è parte della mia linea del destino, del mio orientamento esistenziale fondamentale. Oggi posso iniziare ad affermare di essere più libero, perché ho imparato ad aprirmi all’essenza, pur riconoscendo la mia enantiodromica storia esistenziale, vissuta fino ad ora.

Non sono un cantante, ma un Maieuta-cantante, divulgo messaggi olistico-autopoietici.

In conclusione, la mia intenzionalità fondamentale impressa nell’opera è rappresentata da uno dei concetti chiave contenuto nella canzone Chronos:

Storia di morta dimenticanza,

di futuro non nato

d’immensurabile presente

Azione di memorie future”

(cit. Nello Mangiameli - brano Chronos).

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Kraino The Poiesis

Sono trascorsi almeno 15 anni da quando Nello mi consegnò il delicatissimo compito di trasformare in canzoni gli aforismi che sono contenuti nel cd The Poiesis.

Leggendoli, intensi brividi attraversavano la mia colonna vertebrale, facendomi avvertire una sensazione di potenza interiore mai percepita, intravedevo il mio futuro.

La creatività è stata sempre una parte di me molto accentuata, ma ero consapevole che quel compito, in quel determinato momento, non sarei riuscito a terminarlo in tempi brevi, sarebbero stati necessari anni ed anni di ricerca.

Leggendo e rileggendo quelle parole vive e pregne di saggezza, coglievo continuamente input sul senso profondo della vita e della morte.

Non ero ancora in grado di assumermi la responsabilità di cantare pubblicamente quelle esperienze così profonde, così importanti, che Nello aveva racchiuso in aforismi.

Ero identificato nei miei conflitti interiori, nella mia enantiodromia e non avevo ancora risposto a me stesso sulle domande di sempre:

chi siamo, da dove veniamo, dove andremo?

No, in quell'epoca non sarei stato in grado di affermare:

sono un Cantante Autopoietico e il mio dharma è contribuire alla divulgazione di

messaggi autopoietici per l'evoluzione dell'umanità.

Ci sono voluti numerosi anni prima di poter affermare:

Sono Chronos ed ho assunto il compito di

temporizzare le avanguardie di consapevolezza raggiunte dalla Via di conoscenza Sigmasofia.

Non poteva e non doveva essere un percorso facile, quello che mi ha condotto alla mia olistico-autopoietica autorealizzazione.

La mia non è stata una vita semplice, non mi è stato mai regalato nulla, la sofferenza è stata sempre la fastidiosa protagonista ma, nello stesso tempo, meravigliosa porta di accesso alla decisione di assumermi la formazione a me stesso, la mia Sigmasofia.

Oggi, come un viaggiatore alla ricerca di nuove terre, dopo aver attraversato i percorsi più ardui sono qui a raccontarvi come mi trasformo in Chronos ogni volta che canto le canzoni autopoietiche.

Conoscere attraverso il vissuto viscerale, l'atmosfera autopoietica delle canzoni ed interpretarle non è la stessa cosa di interpretarle utilizzando le tecniche del bel canto.

Il canto autopoietico è figlio dell'entanglement tra Chronos e Σophy.

Ogni volta che mi avvicinavo a quegli aforismi e cercavo di trasformali in canzoni era come posizionarmi su un trampolino per tuffarmi in me stesso. Identificandomi con intensità nell'atmosfera autopoietica delle canzoni, emergevano continuamente sfumature differenti.

Stavo scoprendo che quegli aforismi erano, sono e saranno una preziosissima chiave di accesso all'interiorità, uno specchio attraverso il quale, osservandomi, prendevo coscienza delle mie distonie e continuamente emergeva qualcosa di nuovo o qualcosa che già conoscevo ma che necessitava di un approfondimento. Non è stato facile creare delle melodie perché, queste ultime, nella mia coscienza mutavano senza tregua, in perfetta simmetria con i temporanei umori che vivevo, ma la strada stava prendendo forma. In fondo, scoprivo che ognuna di esse era il Caronte verso nuove dimensioni estatiche. Iniziavo a percepire e a vivere con intensità sempre maggiori la beatitudine, la leggerezza, il volo contenuti intrinsecamente nei testi, in quelle parole vive. A questo punto ho iniziato ad assumere con maggiore intensità anche la mia interpretazione-identificazione nell'atmosfera autopoietica, fino a raggiungere gli effetti sopracitati.

Raggiunta la posizione interiore ed interpretativa più comoda, dopo alcuni anni di sperimentazione, ho provato una sensazione simile all'orgasmo ma con un'intensità notevolmente superiore, la modulazione della voce ha assunto la valenza di un massaggio per gli organi interni. Parallelamente si sovrappongono visualizzazioni interiori, che assumono la forma di veri e propri films surreali. La somma di queste sensazioni ed esperienze di navigazioni interiori genera in me la convinzione, la certezza di aver raggiunto dimensioni tangibili, sebbene, apparentemente, non lo siano. Spesso mi è capitato di essere totalmente assorbito da quelle atmosfere fino a perdere l'attenzione al ritmo della canzone, che necessariamente dovevo seguire.

In quelle dimensioni frattali anche i suoni si modificano:

li percepisco con un riverbero estremo e ad essi si sommano altri suoni mai uditi. Se avessi deciso di utilizzarle esclusivamente come tecniche per raggiungere stati alterati di coscienza sarebbe stato tutto più semplice ma, avendo deciso di utilizzarle come strumento di ricaduta nel sociale, di divulgazione di esperienze ed atmosfere autopoietiche, è stato assolutamente necessario studiare una strategia per mantenere la simultanea attenzione sia nel sensibile, quindi nell'identificazione nel tempo convenzionale, che nel sovrasensibile, ovvero

nel tempo senza tempo:

il continuo presente.

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Come ci sono riuscito?

Ho iniziato a correre e a cantare tutti i giorni, in salita, su una montagna, ascoltando le basi delle canzoni con un auricolare. Correvo, cantavo, eseguivo le Autopoiesi olosgrafiche (meditazioni) dinamiche e nello stesso tempo lasciavo scorrere come un fiume in piena i films che la mia mente produceva. La corsa mi costringeva alla percezione del ritmo del respiro e del corpo in movimento, mentre, il mio Io-psyché volava leggero e lontano. Questo training ha assunto un ruolo fondamentale nel percorso creativo di definizione della mia technè di canto autopoietico. Entrando in quelle dimensioni di sospensione e di espansione, a un certo punto scatta un automatismo che determina la disidentificazione dalla stanchezza e la voce assume una timbrica differente da quella solita. L'intonazione nasce grazie ad uno stato di empatonia con le atmosfere autopoietiche e le note prodotte dagli strumenti musicali, non c'è nessuno spartito a guidarmi ma soltanto espansione sensoriale, simultaneità, beatitudine, estasi (…):

autopoiesi.

Quella profonda auto-maieutica culmina e mi fa rinascere attraverso la consapevolizzazione di energie interiori-esterne denominate:

THE POIESIS!



Testo tratto dall'Opera The Poiesis di Nello Mangiameli (La Caravella Editrice)

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