LA CREAZIONE DEL CANTO AUTOPOIETICO


estrapolato dal paragrafo

“Presentazione”

del libro

OPERA THE POIESIS

La Caravella Editrice

(di prossima pubblicazione)

 

The Poiesis

è poesia vivente

che nascendo dall’insights intuitivi e sincronici

può suscitare nell’Io-psyché dell’ascoltatore

le stesse tipologie:

trans-finitamente.

 

 

Presentazione

È stato creato il

canto autopoietico![1]

Partecipiamo-osserviamo insieme di che cosa si tratta:

L’Io-psyché dell’essere umano può creare, vivere, esperienze di vita da cui può apprendere, può estrapolare l’insegnamento che queste, sempre, veicolano anche attraverso l’attribuzione di

significati-significanti[2] convenzionali

(il linguaggio verbale attraverso cui le descrive).

Sintetizzare tali apprendimenti, tali significati-significanti e trans-mutarli[3] in aforismi per poi, in specifici modi, cantarli corrisponde al principio attivo fondamentale formante il

canto autopoietico

(auto-creato)

Si tratta di una delle

tecno-ontos-sophos-logie[4]

disponibili all’essere umano.

Il termine

Poiesis,

deriva dal greco

poieo

e significa

creazione

altresì, significa

faccio, invento, compongo

ed è traducibile, quindi, anche come

poesia.

La creazione poetica

The Poiesis

ossia

il primo libro-CD di

canto autopoietico

evidenzia, inoltre,

l’azione dell’Io-psyché dell’essere umano che ha saputo vivere, intuire, la consapevolezza di essere

Agathoi iatroi.[5]

Di conseguenza, l’opera

The Poiesis

è una

poesia cantata,

che rappresenta

avanguardie di consapevolezza sulla vita,

raggiunte dall’Io-psyché dell’essere umano.

Il termine autopoiesi deriva dal greco autos che significa se stessi e poiesis, come detto, creazione,

ossia

creato da se stessi.

The Poiesis

è poesia vivente

che, nascendo da insights intuitivi[6],

può suscitare nell’Io-psyché dell’ascoltatore

le stesse tipologie,

trans-finitamente[7].

Il canto autopoietico è il poetizzare che può evidenziare, in chi lo canta e in chi lo ascolta, insights sincronici[8], motivo per cui sembra ri-definire, ri-generare, continuamente, se stesso, sembra auto-sostenersi e auto-ri-crearsi, dal proprio interno.

Gli insights intuitivi e sincronici sono un processo innato disponibile ad ogni Io-psyché ed è continuamente auto-creato, per questo motivo il canto autopoietico va letto e riconosciuto come

insight intuitivo e sincronico

in azione.

The Poiesis non discrimina tra interiore ed esterno, in quanto li riconosce come

campo unico, inscindibile.

Pone in remissione confini e consente di empatizzare, di produrre stati fusionali[9], partecipabili simultaneamente tra Maieuta cantante e ascoltatore.

The Poiesis è la creazione continua, che può

risvegliare ogni istinto-emozione,

ogni sentimento individuale o collettivo.

L’esperienza di vita mi prova che il canto autopoietico è una tecno-ontos-sophos-logia che ha il potere di far visualizzare e di far prendere coscienza dei

contenuti innati e acquisiti della coscienza umana.

Questa è una delle funzioni e degli scopi dell’

Opera The Poiesis.

Per comprendere la grande importanza attribuita dalla Sigmasofia al canto autopoietico e quali influenze esso eserciti sull’Io-psyché, è necessario indicare alcuni dei vissuti diretti, da cui sono stato legittimato a creare tali affermazioni. Quando, attraverso la pratica delle

Autopoiesi olosgrafiche,[10]

si consapevolizzano

contenuti dell’inconscio individuale, di quello collettivo e di quello ecologico-innato[11],

si scopre, con grande stupore, che

tali prese di consapevolezza possono essere trans-mutate in aforismi che le descrivono e diventare canzone autopoietica.

Ogni Io-psyché può creare canzoni autopoietiche e utilizzarle come fa con una memoria, con una reminiscenza (…). L’inconscio autopoietico è quindi parte integrante di tali prese di consapevolezza che, per questo motivo, riconoscono i

ritmi della creazione continua,

della Poiesis agente nell’innato.

La consapevolezza vissuta di contenuti dell’inconscio autopoietico è una forma di Autopoiesi olosgrafica che, se viene somatizzata attraverso il canto, accade che chi lo fa

possa innescare processi di auto-rigenerazione, di auto-consapevolezza olistica,

facendo diventare tale azione musa ispiratrice della propria azione di vita.

Il canto autopoietico

è un contenuto della coscienza,

è l’inconscio innato diveniente sensorialità operativa:

(le leggi dell’Universo, di noi stessi, che iniziamo a conoscere sotto forma di insight intuitivo e sincronico, di visualizzazione trans-mutati in canzone autopoietica).

Per questo motivo,

il canto autopoietico

veicola forme di

armonia innata,

e può essere considerato

linguaggio universale,

conoscenza e

coscienza olistica[12] in azione.

The Poiesis é un’opera innovativa e nuova, composta da due volumi:

1.   The Poiesis

la creazione del canto autopoietico

2.   The Poiesis

la creazione della musica e della danza autopoietiche

 

Eziosofia delle canzoni autopoietiche

Per comprendere come sono riuscito a creare i testi della canzone autopoietica, dando vita ad un

innovativo e nuovo genere di canzoni,

è necessario spiegare che cosa sia il concetto di

parabola autopoietica Sigmasofica,

che ho utilizzato per studiarli.

Le

parabole autopoietiche si intuiscono ed estrapolano dal cuore delle proprie esperienze vissute, sensibili e sovrasensibili, consce e inconsce,

localistiche e non locali.

Si tratta della descrizione, attraverso similitudini (e altro), dei vissuti diretti dei ricercatori in Sigmasofia, attraverso cui hanno consapevolizzato i significati-significanti della vita, dell’esistente complessivo interiore-esterno. Le parabole sono state utilizzate come descrizione di vissuti che hanno permesso di consapevolizzare direttamente, e intuitivamente, contenuti innati dell’essere umano e dell’ambiente complessivo. Rivelano, quindi,

l’intenzionalità dell’innato,

in noi stessi e nell’Universo.

Ogni ricercatore veicola le proprie parabole, che includono elementi della propria identità-individuazione, ossia del proprio

archetipo acquisito funzione Ypsi[13].

Il termine parabola deriva dal greco parabolè, che significa, appunto, similitudine.

È il modo di esprimersi basato sulla

similitudine

tra l’esperienza vissuta e il linguaggio che la descrive.

Le parabole autopoietiche sono incentrate sulle caratteristiche consapevolizzate dell’inconscio innato, in cui si riconoscono elementi bios-etici. Vengono redatte in modo

immediato, sintetico, intuitivo, sincronico.

Pur utilizzandolo originariamente nell’accezione Sigmasofica, il termine parabola continuava comunque a richiamarmi contenuti religiosi cristiani che non volevo fossero presenti, né direttamente né indirettamente in quegli studi e ricerche. Fu così che si formò in me l’idea di cercare un nuovo termine per descrivere quei vissuti integrali, pensai che il termine aforisma potesse fare al mio caso: infatti, deriva dal greco e significa definizione, fu così che pensai di individuare in una breve definizione condensata, sintetica, il contenuto della parabola autopoietica. Iniziai, quindi, tale trans-mutazione e, dopo non molto tempo, mi resi conto che dal tentativo di definire processi innati mi si evidenziava, di fatto, una

conoscenza filosofica

(nel senso di amore per la sapienza -vissuta-).

I temi trattati dagli aforismi Sigmasofici sono, quindi, come detto, riferibili a vissuti consapevolizzati dell’innato-acquisito che, appunto perché tali, sono trans-finitamente in azione. Nell’elaborare gli aforismi, ho mantenuto la loro tradizione di brevità e di sintesi. Così operando, mi sono reso conto che gli aforismi Sigmasofici sono dei veri e propri

cifrari autopoietici.

Per cifrario intendo, specificamente

l’unione di:

Ø un vissuto in chiaro, ossia quanto l’Io-psyché del ricercatore ha vissuto e riconosciuto dell’innato, dell’inconscio autopoietico

con

Ø un aforisma, ossia la trasformazione del vissuto in chiaro in testo cifrato.

Quindi, l’aforisma contiene tutte le in-formazioni del vissuto in chiaro, espresse utilizzando il peculiare

linguaggio autopoietico[14]

formante l’aforisma,

che a taluni, inizialmente, sembra illeggibile (senza una technè per decifrarlo), fino a interpretarlo, proiettivamente, come una sequenza di frasi intellettuali (…).

Il linguaggio autopoietico è la chiave scelta per la descrizione del vissuto. Spiego. Per poter essere raggiunti, i vissuti dell’innato richiedono l’utilizzo di facoltà percettive olistiche, unitarie, non scisse (o tendenti a…). Il linguaggio verbale normalmente e convenzionalmente utilizzato è dualista, dicotomico, enantiodromico, è suddiviso in diadi: vita-morte, amore-odio, giovane-vecchio, bianco-nero e così via, termini inadeguati a descrivere vissuti olistici, integrali. Per questo motivo, inizialmente, utilizzavo le parabole. Progressivamente, ho elaborato il linguaggio olistico-autopoietico maggiormente capace di descrivere quei vissuti. Attraverso questa modalità ho inserito, negli aforismi autopoietici intuiti, innumerevoli significati-significanti e

diversi livelli di consapevolezza,

estrapolabili, elementi che talvolta consentono all’aforisma autopoietico di stupire chi lo legge con concentrazione-meditazione.

L’aforisma autopoietico non è reversibile: quando descrive esperienze vissute dell’innato la sua validità non può essere messa alla prova. Si evidenzia la possibilità di reversibilità quando l’Io-psychè si rende conto che il vissuto che sta descrivendo non è conoscenza vissuta dell’innato, ma soltanto, per così dire, una

locuzione arguta,

forse propedeutica ad una reale percezione dell’innato.

Dopo trent’anni di ricerche pratico-teoriche, ho raccolto un significativo numero di aforismi autopoietici, di cifrari. Ogni qualvolta li leggevo, li ri-leggevo, li evocavo, mi richiamavano all’esperienza vissuta di cui erano la similitudine. Questo mi fece pensare e capire che, trasmettendoli ad altri, avrebbero potuto quantomeno stimolare riflessioni su esperienze vivibili, raggiungibili. Mi rendevo conto però che quegli aforismi erano legati al mio vissuto diretto, e che altri avrebbero potuto non trovare la similitudine con qualche cosa che non avevano appunto vissuto direttamente. Decisi comunque di provare a declamarli come se fossero poesie lette ad un pubblico attento, invitato a riflettere profondamente e in modo esteso su ciò che sentivano.

Ed ancora.

Durante la conduzione degli stages di Sigmasofia, nella presentazione introduttiva del tema, integravo alcuni di quegli aforismi attinenti. Ebbene, pur non avendo il corrispettivo in esperienza diretta, gli Io-psyché dei ricercatori rispondevano con un aumento dell’interesse e con specifici insights intuitivi, che successivamente li avrebbero condotti ad esperienze dello stesso tipo, vissute a loro modo loro.

In quel periodo, ero molto impegnato nella ricerca di peculiari musiche e canti peculiari (non quelli della hit parade dell’epoca) che avessero il potere di indurre specifici stati Io-somatici (di potenza, di rilassamento, di ritmo ecc.) per orientare le sedute di Maieutica. Durante questa ricerca, mi nacque, con intensità, l’insight intuitivo del canto autopoietico, che si declinò nel seguente modo:

“Se unissi diversi aforismi, massimo cinque, con significati attinenti, potrei creare una sorta di storia aforismica e, di conseguenza, potrei indurre una serie di riflessioni e forse di insights intuitivi in chi li legge, in chi li ascolta”.

Provai a farlo e l’effetto fu quello di suscitare in alcuni ricercatori (non in tutti) risonanze con quello che avevo sentito, pensato. Pensai: “Ho semplicemente creato una poesia evocatrice”. Decisi di utilizzarla al Kairos[15] intuitivo che sempre si evidenzia durante uno stage di Sigmasofia: si tratta del tempo giusto, sincronico, per somministrare un orientamento verso prese di consapevolezza della propria interiorità al ricercatore. Per qualche anno utilizzai in quel modo gli aforismi, poi durante uno stage, mi resi conto che la somministrazione al gruppo di una canzone spiritual suscitò in alcuni di loro la stessa sensazione che aveva vissuto con gli aforismi. Di lì, si formò irresistibile l’idea:

Ø E se io trasformassi in canzoni autopoietiche questi insiemi di aforismi?

Infatti, la Via di conoscenza Sigmasofia ha sempre utilizzato musica, danza e canzoni durante lo svolgimento degli stages formativi. Mi fu subito chiaro che, come per gli stages, le musiche, le danze, le canzoni avrebbero dovuto essere funzionali ad

olos-direzionare l’Io-psyché dei ricercatori verso innovative e nuove prese di consapevolezza dell’esistente.

La variabile era che i testi adatti li avevo scritti io e non avrei dovuto cercarli in quelli di altri autori.

Si formava in me sempre più chiaramente l’idea di canzone autopoietica che avrei utilizzato. La descrivo:

Ø Non doveva trattarsi di una semplice composizione vocale, ma dei vissuti vocalizzati per l’Io-psyché dell’essere umano.

Ø Poteva esserci un accompagnamento musicale, ma anche le musiche avrebbero dovuto evidenziare caratteristiche peculiari (presenterò la musica autopoietica nel secondo volume di The Poiesis).

Ø Dovevano essere destinate all’Io-psyché dell’essere umano come forma di pedagogia-psicagogia[16], formata da consapevolizzazioni dell’innato.

Ø Il testo che descriveva i vissuti innati doveva essere l’elemento fondamentale da cui si sarebbero estrapolati

a.   lo spazio-tempo, velocità e andamento ritmico del vissuto;

b.   l’armonia, i diversi accordi per caratterizzare gli istinti-emozioni vissute e la progressione di tali istinti-emozioni;

c.   la melodia, come proprietà emergente dal testo stesso;

d.   la sincope, ossia la descrizione nel testo di ciò che durante l’esperienza ha interrotto o disturbato il flusso regolare ritmico e armonico;

e.   le canzoni e le musiche dovevano essere, simultaneamente, sia melodiche che sincopate.

Ø Prevalentemente, non avrebbero dovuto avere né strofe, né ritornelli, nessun refrein.

Ø Non dovevano avere una conclusione, in quanto l’interiore-esterno, allo stato della ricerca, è riconoscibile come trans-finito.

Ø Non dovevano, rigorosamente, essere canzoni di musica leggera!

Ø Non dovevano avere esigenze commerciali.

Ø Dovevano avere la durata, coincidente con la durata della descrizione dell’esperienza.

Ø Il testo essenzialmente non doveva cercare necessariamente le rime.

Ø I testi di tutte le canzoni autopoietiche presentate dovevano essere il proseguimento contenutistico-narrativo di ognuno (in qualunque modo li si assemblasse).

Elaborati i primi riferimenti, iniziai a studiarle fino a realizzarle.

Sapendo che nel gruppo di ricercatori che seguivano la formazione in Sigmasofia c’era Alessandro Ferrara, un ricercatore aperto alla musica, al canto, alla danza, all’arte, che conoscevo già da tempo, gli chiesi se desiderasse

trovare un modo per cantare le

neonate canzoni autopoietiche,

Mi rispose subito sì!

Sono passati molti anni, ora, finalmente, siamo pronti. Prima di ascoltarle, voglio comunicarvi diversi passaggi e intuiti raggiunti durante gli anni di creazione delle canzoni, a cui seguirà un paragrafo di Alessandro Ferrara, in cui illustrerà i suoi passaggi formativi che gli hanno permesso di cantare questi faticosi e intensi vissuti dell’innato e dell’acquisito ad esso simmetrico.

Buon canto autopoietico!

Nello Mangiameli

(fondatore della Sigmasofia e

creatore dei testi delle canzoni autopoietiche)

 



[1]Autopoiesi: L’Universi-parte (noi stessi)è un essere vivente attivo, dinamico. È immerso nella poiesis, dal greco creare, creazione. Al vissuto diretto, si può scoprirlo e riconoscerlo come sistema dalle capacità di auto-creazione continua di tutte le sue espressioni, sovrasensibili e sensibili: le galassie, le stelle, i pianeti, la Terra, le specie, gli atomi, le molecole, il DNA, i quarks, le stringhe, l'antimateria, il campo coscienziale olistico-autopoietico (…). Ogni espressione dell'esistente è parte integrante di tale creazione-poiesis. Riconoscendola e vivendola come Universi-parte, atomicamente e coscienzialmente collegata, è evidente essere quella realizzata da un unico corpo. Quindi, si tratta di un'attività di autopoiesi. L’Universi-parte è un sistema unico, auto-organizzato come rete di produzione di processi e di microstrutture sovrasensibili e sensibili, innate e acquisite, in cui tutte le microstrutture e i processi sovrasensibilmente prodotti proseguono, assumendo, nel sensibile, morfologie specifiche, la propria attività di generazione di altri processi e di altre microstrutture, modulandone la funzione, determinandone l'azione che dovranno compiere. La vita-autopoiesi, che partecipiamo-osserviamo nelle diverse morfologie sensibili, è generata da queste funzionalità non localistiche, transfinite, che è possibile sperimentare e riconoscere durante la pratica delle tecno-ontos-sophos-logie denominate genericamente Autopoiesi. Quindi, le Autopoiesi rappresentano i processi energetici innati (determinismo olistico-autopoietico) e denominano le tecno-ontos-sophos-logie operative della Sigmasofia.


[2]Significati-significanti: L’Io-psyché comunica convenzionalmente, attraverso gesti, posture, atti, parole, frasi, discorsi, immagini, ideogrammi, oggetti, geroglifici, segni, disegni, suoni, musiche, canti, danze, campi, arti (…) che, attraverso specifici accordi convenuti, facciamo corrispondere all’evento, alla situazione, al vissuto che devono convenzionalmente comunicare. È il linguaggio Io-somato-autopoietico, significante qualche cosa. Il significato è il contenuto dei simboli-segni, dei gesti, delle posture, degli atti, delle parole, delle frasi, dei discorsi, delle immagini, degli ideogrammi, degli oggetti, dei geroglifici, dei segni, dei disegni, dei suoni, delle musiche, dei canti, delle danze, dei campi, delle arti (…).


[3]Transmutazione autopoietica: Al di là, attraverso, oltre; mutazione significa cambiare nella forma e nell’essenza. In Sigmasofia, assume il significato-significante di andare al di là, oltre, attraverso la trasformazione, scaturente dal vissuto diretto dell’Io-soma-autopoiesi sensibile e sovrasensibile, di un ricercatore, che provoca evidenti cambiamenti di autoconsapevolezza, anche ereditari, morfologici e fisiologici.


[4]Tecno-ontos-sophos-logie: È l’insieme, il sistema tecnico-artistico e d’avanguardia delle pratiche da vivere, durante la formazione in Sigmasofia Io-somato-autopoietica e, ovviamente, nella vita. La parola assume la valenza di tecno-ontos-sophos-logia, ossia lo studio della tecnica, ma anche dell’essere e della saggezza una scienza, in questo caso della Sigmasofia.


[5]Agathoi iatroi: È l’Io-psyché che vive ed ama l’essere, la saggezza, la scienza …, insiti nella vita-autopoiesi. È il nome dei Maieuti di Sigmasofia


[6]Insight intuitivo: Il termine intuire deriva dal latino intueri: in significa in, dentro, e tueri, tuitus significa guardare, quindi guardare dentro. L’ente che ha la facoltà di poter guardare dentro è l’Io-psyché. Per farlo, utilizza le proprie facoltà. In generale, l’intuito potrebbe essere definito come l’azione Io-somato-autopoietica necessaria a percepire l’essenza di processi dell’inconscio innato (ecologico, autopoietico) e acquisito (collettivo e personale), in particolare i contenuti definiti come memoria, di cui non si è consapevoli, consci. Si tratta, quindi, dell’Io-psyché che percepisce direttamente ed inequivocabilmente un contenuto del proprio inconscio acquisito e innato, componente della fisiologia archetipica che lo forma e delle sue interconnessioni con il tutto è atomicamente e coscienzialmente legato. Una percezione di questo tipo avviene in uno stato di fusionalità con l’ente partecipato-osservato, senza la mediazione dei riferimenti logico-razionali, intellettuali. In particolare, l’intuito si riconosce a causa della presenza di uno stato coscienziale non identificato nello spazio-tempo convenzionale, ma attivo nel continuo presente, nel tempo autopoietico, in cui è possibile rilevare processi collocati nel cosiddetto passato e futuro.


[7]Transfinito: In modo mai finito, che va al di là del finito


[8]Synchronicity insight: La sincronicità, sinteticamente, descrive la connessione a-causale tra stati dell’Io -psyché ed eventi che stanno accadendo nell’Universi-parte, da cui l’Io-psyché stesso si evidenzia. Le coincidenze significative sono connesse con la sincronicità. Sono eventi che accadono simultaneamente e si esprimono, attraverso specifici processi di interconnessione e peculiari significati-significanti, riconoscibili nel tutto è atomicamente e coscienzialmente legato.


[9]Fusionalità: È il passaggio, da parte dell’Io-psyché, dallo stato di identificazione in se stesso allo stato di reintegrazione, di non separabilità fusionale autopoietica con ciò che denomina l’esterno rispetto a sé. È l’unione dell’Io-psyché con il cosiddetto Tu, del soggetto con l’oggetto, degli opposti-complementari in un tutto unico, indifferenziato. Fusionale è lo stato di tensegrità Io-somato-autopoietica, in cui opera l’Universi-parte. È la remissione spontanea del concetto di finitezza, per far posto a quello di transfinitezza. Se l’Io-psyché vive consapevolmente i principi attivi autopoietici, transfiniti che lo formano, diverrà consapevole dello stato di fusionalità autopoietica, in cui opera.


[10]Autopoiesi olosgrafiche: Sono le tecno-ontos-sophos-logie Io-somato-autopoietiche della Sigmasofia e vengono denominate nel seguente modo: Autopoiesi Io-somatiche, Concentrazioni autopoietiche, Autopoiesi olosgrafiche marziali, Autopoiesi della vita e dello stato coscienziale punto morte, Autopoiesi olosgrafiche non locali, Danza autopoietica, Pan-kration autopoietico, ∑igma-Gym, Tecno-ontos-sophos-logie di progressione Io-somatica nella vita, Ecologiche (…).,


[11]Inconscio autopoietico: La Sigmasofia suddivide il movimento unico, che è l’inconscio, in due parti fondamentali, inconscio innato (autopoietico) e inconscio acquisito che, a sua volta, si suddivide in collettivo e individuale. I principi attivi autopoietici archetipici che hanno saputo edificare noi e la manifestazione sensibile, sovrasensibile, locale e non locale, di cui siamo parte integrante, coincidono con il campo coscienziale che all’Io-psyché risulta essere inconscio, in quanto non lo ricorda, non ne è consapevole.


[12]Conoscenza olistico-autopoietica. La conoscenza è la capacità di creare autoconsapevolezza, ottenuta attraverso la pratica di esperienze integrali, penetrate, ovvero tramite funzionalità acquisite e innate, disponibili alla coscienza. La conoscenza è quindi autoconsapevolezza del disporre di vettori in-formazionali (vedi voce) acquisiti e innati che si riferiscono al Tutto esistente (olos) e riconosciuti in modo auto-creato (autopoietico), connessi inscindibilmente tra loro


[13]Archetipo acquisito funzione Ypsi. È la funzione dell’Io-psyché, utilizzata nell’esplorazione consapevole del piano Io-somato-autopoietico complessivo dell’essere umano. L’archetipo funzione Ypsi è l’estrapolazione dell’insegnamento, della consapevolezza, dalla somma delle esperienze di vita che ci autorizziamo a vivere dal concepimento al momento attuale. Tra le diverse applicazioni, tale presa di consapevolezza viene tradotta in parole e in segni specifici, sintetici, attinenti e corrispondenti alla Costruzione della Teoria conseguente il vissuto, realizzata dal ricercatore: denominata anche Tavola olistico-autopoietica individuale. L’archetipo acquisito funzione Ypsi coincide con la propria avanguardia di consapevolezza.


[14]Linguaggio autopoietico Sigmasofico. È la reintegrazione, in un unico processo, in un’unica espressione, di tutti i tipi di linguaggio disponibili: quello dell’Io-psychè, del somatico e dell’autopoietico.


[15]Kairos. Deriva dal greco e significa momento giusto, momento opportuno. In Sigmasofia lo spazio-tempo si riferisce a un tempo sequenziale di solito interpretato con direzione passato-presente-futuro. In tale sequenza acquisita si può individuare il kairos come uno spazio-tempo indeterminato nel quale qualcosa di speciale, di giusto si evidenzia, (non rispetto ad una sbagliato) accade. Lo spazio-tempo quantitativo al momento del kairos si evidenzia come spazio-tempo qualitativo. In questo senso è spazio-tempo e simultaneamente azione che dovrà essere non in anticipo non in ritardo


[16]Pedagogia-psicagogia autopoietica. La Pedagogia è il settore della Sigmasofia che sperimenta, studia le tecno-ontos-sophos-logie operative e le molteplici tematiche relative all’educazione dell’essere umano, dal concepimento in poi, con lo scopo di contribuire alla formazione dell’identità-autonomia, su base fusionale-autopoietica (l’autonomia fusionale autopoietica). Pur rivolgendosi principalmente al fanciullo, la pedagogia autopoietica non si riferisce specificamente a lui e, per questo motivo, è anche psicagogica, ossia, la pratica e la teoria finalizzate al vivere l’Io-psychè (dell’essere umano, dell’Universi-parte), per orientarlo, attraverso il vissuto diretto, alla presa di consapevolezza dei principi attivi autopoietici e agli applicativi nella ricaduta nell’azione bios-etica quotidiana. Per questo, è definita pedagogia-psicagogia autopoietica. Il Maieuta e il Docente sono degli psicagoghi, ossia, Io-psyché che hanno maturato, attraverso la maieutica autopoietica, l’abilità nell’orientamento dell’Io-psyché, conscio e inconscio, locale e non locale.